Affittare dove si è residenti: guida completa

Affittare un immobile mentre si mantiene la propria residenza è controverso secondo la normativa italiana, soprattutto per via delle stringenti definizioni di domicilio, dimora e residenza, e le relative implicazioni legali.

In questo testo, analizzeremo dettagliatamente questi concetti e le conseguenze del loro mancato rispetto quando si affitta una proprietà.

Concetti fondamentali: domicilio, dimora e residenza

La normativa italiana, precisamente l’articolo 43 del Codice Civile, stabilisce chiare distinzioni tra domicilio, dimora e residenza:

Domicilio è il luogo dove una persona stabilisce la sede principale dei suoi affari e interessi.

Dimora è il luogo in cui il soggetto soggiorna abitualmente.

Residenza è il luogo in cui si ha la dimora abituale, dove si risiede e si vive in modo stabile e volontario.

Questi concetti non sono solo definizioni formali, ma hanno importanti ripercussioni in diversi ambiti della vita quotidiana, come l’iscrizione alle liste elettorali, l’assegnazione del medico di base, l’iscrizione scolastica dei figli, e la determinazione di oneri fiscali come l’IRPEF e l’IMU.

Concetto Definizione Implicazioni se si affitta
Domicilio Il luogo dove una persona stabilisce la sede principale dei suoi affari e interessi. Minimamente impattato dall’affitto dell’abitazione principale a meno che non cambi anche la sede degli affari.
Dimora Il luogo in cui il soggetto soggiorna abitualmente. Se si affitta solo una parte dell’immobile, la dimora può rimanere la stessa.
Residenza Il luogo in cui si ha la dimora abituale, dove risiede e vive in modo stabile e volontario. Deve essere cambiata se si affitta l’intera abitazione; può rimanere invariata se si affitta una parte dell’immobile.

Affittare un’abitazionedove si ha la residenza

Quando si decide di affittare la propria abitazione principale, è obbligatorio cambiare la propria residenza. Questo perché:

La residenza, per definizione, deve corrispondere al luogo in cui si vive abitualmente.

Affittare l’abitazione principale implica che non si risiede più stabilmente e continuativamente in quell’indirizzo, il che obbliga il proprietario a registrare una nuova residenza.

Esempio

Consideriamo il caso di un proprietario che decide di trasferirsi all’estero o in un’altra città per motivi di lavoro e affitta la sua abitazione principale. In questa situazione, il proprietario deve trasferire la sua residenza al nuovo domicilio entro 20 giorni dal trasloco, come prescritto dalla legge.

Eccezioni alla regola: affitto di parti dell’immobile

Tuttavia, esistono delle eccezioni. Se un proprietario decide di affittare solo una parte della sua abitazione, come una o più stanze, non è necessario cambiare residenza a condizione che continui a vivere stabilmente e abitualmente nel resto dell’immobile. Questo è permesso perché il proprietario mantiene l’abitazione come sua dimora abituale.

Dati e statistiche

Secondo dati raccolti da istituti di ricerca immobiliare:

Una porzione significativa degli affitti brevi nelle grandi città italiane riguarda l’affitto di singole stanze o parti di appartamenti, permettendo ai proprietari di mantenere la residenza nella stessa unità abitativa.

Approfondimenti e pratiche

Se oltre alla semplice lettura hai proprio necessità di effettuare un cambiamento o vuoi informazioni più specifiche per procedere, ti consiglio di visionare il portale ufficiale dell’Anagrafo Nazionale ANPR.